
- Il Mondiale a 48 squadre riduce la qualità?
- Perché l’Europa è penalizzata? L’Italia rischia?
- Quali pericoli nelle qualificazioni?
Perché il Mondiale a 48 squadre non convince Boniek?
Zbigniew Boniek boccia senza mezzi termini il Mondiale di calcio a 48 squadre.
Secondo l’ex attaccante di Juventus e Roma, oggi vicepresidente UEFA, l’allargamento non porterà benefici tecnici.
«Sono troppe squadre. Non aumenterà la qualità del gioco», afferma Boniek.
Anzi, il paradosso è evidente: «Oggi è più difficile qualificarsi ai Mondiali che uscire dalla fase a gironi».
Parole nette, pronunciate durante un intervento a Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, che rilanciano il dibattito sul Mondiale USA-Messico-Canada 2026.
Perché l’Europa è il continente più penalizzato?
Secondo Boniek, il continente che ha pagato il prezzo più alto è l’Europa.
Nonostante l’aumento delle squadre partecipanti, i posti extra assegnati alle federazioni europee sono solo tre.
Un incremento definito «marginale», soprattutto se confrontato con quello concesso ad altri continenti.
Una scelta che, per Boniek, ha motivazioni chiare.
Il Mondiale a 48 squadre è una scelta politica ed economica?
Per il vicepresidente UEFA non ci sono dubbi.
L’allargamento del Mondiale FIFA è legato principalmente a politica e denaro.
«Più partecipanti significano più ricavi pubblicitari, più diritti TV e più eventi da vendere ai broadcaster globali».
Una strategia commerciale che, secondo Boniek, rischia di andare a scapito dello spettacolo sportivo.

L’Italia riuscirà a qualificarsi ai Mondiali 2026?
Sul cammino della Nazionale italiana, Boniek si mostra fiducioso ma prudente.
La prima sfida appare alla portata: «Non riesco a immaginare che l’Italia non vinca in casa contro l’Irlanda del Nord».
Il vero nodo, però, sarebbe la seconda gara.
Uno spareggio secco in trasferta contro Galles o Bosnia rappresenta un rischio concreto.
Una partita senza appello, dove ogni dettaglio può fare la differenza nelle qualificazioni Mondiali 2026.
Perché la mancata qualificazione sarebbe un danno per i più giovani?
Boniek allarga il discorso oltre il campo.
La mancata presenza dell’Italia ai Mondiali avrebbe un impatto emotivo profondo.
«Non andare ai Mondiali è un danno soprattutto per i bambini, che vogliono sognare».
Un pensiero personale, legato anche ai suoi nipoti, giovani calciatori e tifosi degli Azzurri.
Il Mondiale di calcio resta un evento simbolico, capace di accendere l’immaginazione delle nuove generazioni.
Quali sono le difficoltà della Polonia nelle qualificazioni?
Scenario simile anche per la Polonia.
Boniek parla di un percorso complicato, fatto di partite equilibrate e ad alta tensione.
Prima l’Albania in casa, poi un eventuale spareggio in trasferta contro Svezia o Ucraina.
Sfide difficili, ma non proibitive.
«In teoria siamo favoriti, come l’Italia», conclude Boniek, ribadendo la fiducia nelle grandi tradizioni calcistiche europee, anche in un Mondiale a 48 squadre che continua a far discutere.