
- Cosa pensano Tudor e Chivu alla vigilia di Juventus-Inter?
- Quali obiettivi dichiarano?
- E chi sarà decisivo nel Derby d’Italia?
Tudor: “La pressione mi piace, l’Inter è una grande squadra”
Il conto alla rovescia è finito: lo Juventus-Inter che inaugura il ritorno della Serie A dopo la sosta per le nazionali è già carico di significato. A presentare la sfida di domani sabato 13 settembre alle 18 è Igor Tudor, pronto a vivere il suo primo Derby d’Italia da allenatore bianconero.
“Vale più di tre punti – ha spiegato in un’intervista con Ciro Ferrara a Dazn –. A me questa pressione piace, preparo meglio le partite così. L’Inter arriva con giocatori esperti, maturi, con alle spalle due finali di Champions. Ma noi ci giocheremo le nostre carte e vedremo chi sarà il migliore”.

I ricordi da giocatore e l’eredità Juve
Con Ferrara, compagno di reparto per sette stagioni, Tudor ha rivissuto i suoi anni da calciatore: “La Juve è una parte di me, mi ha costruito come uomo e come professionista. Quando arrivai nel 1998 era la squadra che vinceva la Champions, sembrava quasi irreale. Vedere Zidane allenarsi da solo in un campo dedicato, o imparare da Lippi che portavamo noi le porte e i palloni, sono ricordi che restano”.
Un bagaglio di esperienze che ancora oggi trasferisce nello spogliatoio: “Ho imparato da gente come Iuliano, Montero, Pessotto, Birindelli, Del Piero. L’incazzatura per una partitella persa era normale. Lo ripeto spesso ai ragazzi: si insegna con i fatti e con l’esempio. L’allenamento è tutto, la partita è la parte più facile”.
Dal sogno di allenare alla gestione dei leader
L’ex difensore ha ricordato anche il passaggio in panchina: “Ho smesso presto, a 28-29 anni, per problemi alle caviglie. Sentivo di non aver dato tutto e il sogno era allenare la Juve. Quando si è realizzato, ho pensato di essere in debito con questo club”.
Poi i focus sui singoli: “Bremer è fondamentale, in campo diventa cattivo ma resta un ragazzo d’oro. Con Vlahovic il rapporto è diretto: gli do amore quando serve, ma anche il bastone se necessario. Ha ancora le migliori stagioni davanti a sé. Yildiz, invece, è un talento speciale: non devo mai rimproverarlo, fa tutto bene, anche nel comportamento. Ha gli attributi per diventare un top”.
Obiettivo scudetto?
Su un possibile traguardo stagionale, Tudor non si sbilancia: “Qui la parola vittoria è naturale. Non parlo di obiettivi durante l’anno, parlo solo di cose concrete. Gli obiettivi non si dichiarano, si raggiungono”.

Chivu: “Juventus-Inter? Una maratona, non una finale”
Dall’altra parte, anche l’Inter si prepara con attenzione. Dopo la sconfitta con l’Udinese, i nerazzurri hanno bisogno di una prova convincente allo Stadium. In conferenza stampa, Cristian Chivu ha mostrato fiducia:
“La squadra ha lavorato bene durante la sosta. Le nazionali portano energia, oggi ho il gruppo al completo e tutti sono pronti a giocare”.
L’importanza del Derby d’Italia
Il tecnico rumeno non vuole caricare troppo la partita: “È solo la terza giornata, ma sappiamo bene cosa significhi Juventus-Inter. Non serve aggiungere peso, le squadre conoscono il valore della sfida. Bisogna avere serenità e la mentalità giusta per leggere i momenti”.
Un’Inter solida, tra identità e nuovi stimoli
Chivu punta sulla continuità: “Non devo stravolgere nulla, questa è una squadra che ha certezze ed è stata ai vertici del calcio italiano ed europeo. Io devo solo aggiungere fiducia, energia e nuovi stimoli. Akanji? Ha spessore internazionale ed esperienza, ma qui conta il gruppo: tutti devono dare il massimo per gli obiettivi comuni”.
L’approccio con la Juventus
Infine, l’analisi della sfida: “La stagione è una maratona. La partita con la Juve è importante, ma resta una gara all’interno di un percorso lungo. Ci saranno alti e bassi, l’importante è lavorare sugli errori e andare avanti con motivazioni e coraggio. Abbiamo un’identità chiara, ma bisogna saper leggere i momenti e adattarsi. L’obiettivo è sempre fare la partita, mettere in difficoltà l’avversario e provare a dominare il gioco”.