
- Perché Milos Raonic si è ritirato?
- Quali successi ha ottenuto?
- Quanto hanno inciso gli infortuni?
- Cosa farà dopo il tennis?
Chi è Milos Raonic e perché ha annunciato il ritiro dal tennis a 35 anni?
Milos Raonic ha annunciato il ritiro dal tennis professionistico all’età di 35 anni, chiudendo una carriera che lo ha visto raggiungere il numero 3 del ranking ATP, disputare una finale a Wimbledon e diventare uno dei simboli del tennis canadese a livello mondiale. L’annuncio è arrivato attraverso un messaggio pubblicato sui social network, con cui il tennista ha comunicato la decisione definitiva di lasciare il circuito.
Quali sono stati i risultati più importanti della carriera di Milos Raonic?
Nel corso della sua carriera, Milos Raonic ha conquistato otto titoli ATP e ha superato i 20 milioni di dollari di montepremi. Il momento più alto è stato il 2016, anno in cui ha raggiunto la finale di Wimbledon e ha toccato il terzo posto del ranking mondiale.
Tra i suoi traguardi più rilevanti figurano:
- Primo canadese nella Top 10 ATP nel 2013
- Tre semifinali Slam in carriera
- Oltre 90 vittorie nel circuito maggiore
- Presenza costante tra i migliori battitori del circuito grazie a uno dei servizi più potenti dell’ATP
Cosa ha scritto Raonic nel messaggio di addio al tennis?
Nel messaggio di congedo, Raonic ha espresso gratitudine e consapevolezza per il percorso compiuto:
“È arrivato il momento. Mi ritiro dal tennis. Il tennis è stato il mio amore e la mia ossessione per gran parte della mia vita. Sono stato fortunato a poter vivere i miei sogni”.
Il canadese ha inoltre ringraziato fan, allenatori, staff e squadra, sottolineando l’orgoglio di aver rappresentato il Canada nel mondo, un onore vissuto “in ogni singolo istante” della sua carriera.
In che modo Milos Raonic ha inciso sul tennis canadese?
L’impatto di Milos Raonic va oltre i risultati sportivi. Il suo percorso ha contribuito in modo decisivo a portare il tennis canadese nell’élite internazionale, aprendo la strada a una nuova generazione di giocatori. La sua carriera è diventata un riferimento di perseveranza, professionalità e dedizione, soprattutto nei momenti più complessi segnati dagli infortuni.
Quali infortuni hanno condizionato la carriera di Raonic?
Le lesioni hanno rappresentato uno degli ostacoli principali nella seconda parte della carriera di Raonic. Un grave problema al tendine d’Achille, con la presenza di quattro microrotture, ha segnato un punto di svolta. Il tennista ha scelto un trattamento conservativo, rinunciando all’intervento chirurgico, decisione che lo ha tenuto lontano dai campi per un lungo periodo.
Nel 2022, un ulteriore incidente in palestra ha aggravato la situazione: una caduta accidentale di un peso sul piede già lesionato ha compromesso ulteriormente il recupero fisico.
Perché Raonic ha deciso di ritirarsi definitivamente?
La continua inattività, sommata alla difficoltà di ritrovare continuità fisica, ha portato Raonic a riflettere seriamente sul ritiro. In passato aveva dichiarato che il vero problema non era tecnico, ma legato esclusivamente alla salute fisica e alla possibilità di competere senza dolore in tornei consecutivi.
L’impossibilità di recuperare una condizione stabile ha reso inevitabile la decisione finale di lasciare il tennis professionistico.
Quali sono le origini di Milos Raonic e come è iniziata la sua carriera?
Nato nel 1990 a Podgorica, nell’ex Jugoslavia, Raonic si è trasferito in Canada nel 1994 insieme alla famiglia. È proprio in Canada che scopre il tennis, a pochi minuti dall’impianto che ospita il Masters 1000 di Toronto.
La svolta internazionale arriva nel 2014, quando raggiunge le semifinali di Wimbledon dopo l’inizio della collaborazione con Carlos Moyá come allenatore, attirando definitivamente l’attenzione del grande pubblico.
Cosa farà Milos Raonic dopo il ritiro dal tennis?
Nel saluto finale, Raonic ha guardato al futuro con determinazione:
“C’è tantissima vita davanti. Metterò lo stesso impegno e la stessa intensità in ciò che verrà. Se riuscirò a raggiungere la stessa eccellenza del tennis, vedremo dove mi porterà”.
Con queste parole si chiude la carriera di uno dei protagonisti più rappresentativi del tennis ATP degli ultimi dieci anni, lasciando un’eredità fatta di risultati, esempio e identità nazionale.